Google torna a far parlare di sé, anche se non positivamente, con la vicenda che vide coinvolti degli studenti di una scuola di Torino, che girarono un filmato (poi caricato su Google Video) dove mostravano atti di bullismo verso un ragazzo autistico. Google in quel caso collaborò con la polizia italiana per cercare i colpevoli e rimuovere il materiale incriminato.
Ma la vicenda non si è chiusa qui, infatti il pubblico ministero di Milano ha deciso di incriminare quattro ex-dipendenti di Google (David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer e George Reyes, che lasciarono l'azienda nel 2008) con accuse di diffamazione e violazione della privacy secondo le normative italiane.
Sono stati condannati David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes per quanto riguarda la violazione della privacy mentre tutti e quattro sono stati dichiarati innocenti per quanto riguarda la diffamazione.
Questo però pone diversi problemi per quanto riguarda le piattaforme di hosting come Google Video, Youtube o altre (anche riguardanti altre tipologie di materiale, come immagini) e BigG teme questo possa essere un precedente significativo dove vengono coinvolte anche persone che non erano direttamente collegate alla vicenda ma che fornivano solo un servizio e, si legge, vengono attaccati i principi stessi su cui si basa Internet.
In questo modo, chi fornirà questo genere di servizi, potrebbe essere ritenuto responsabile per ogni contenuto che gli utenti caricheranno e quindi dovrà portare a regole più severe e stringenti perdendo così una delle funzioni principali di Internet, la comunicazione. Su piattaforme grandi quanto Youtube o anche social network (come Twitter e Facebook) è impensabile riuscire a controllare ogni singolo upload.
Google adesso pensa di ricorrere in appello per quanto riguarda la sentenza ma molti altri occhi sono puntati sulla vicenda.