La Cina è un paese pieno di forti contrasti. Tecnologicamente sta facendo passi da gigante, ma spesso questo progresso si scontra con le strette maglie della censura.
A farne le spese sono molti contenuti considerati scomodi per il governo che deve far fronte ad una sempre maggiore voglia di apertura verso il mondo (compreso quello occidentale).
Ora arriva la notizia della chiusura di un numero elevatissimo di siti pornografici, le cifre parlano di oltre 60 mila siti, nel corso del 2010 (considerando che la campagna di è iniziata proprio a fine 2009). A chi li gestiva non è andata bene considerando gli arresti (circa 5.000 persone).
E' tutto così chiaro? No. Le voci corrono sul Web e quella che sembra solo una pulizia morale potrebbe nascondere anche intenti politici che permetterebbero a Pechino di mettere a tacere anche gli oppositori. Questa tesi non è stata ovviamente presa in considerazione dal governo cinese che continua dritto per la sua strada.