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AMPLETECHNEWS: GIOCHI

L'articolo della discordia di Francesco Cammisa
21/11/2006 15:38


L'articolo della discordia
Violenza e videogiochi, un accostamento pratico e cinico che sempre più giornalisti fanno per nascondere le vere cause e i veri colpevoli. L'ultimo affondo l'ha assestato Panorama al gioco Rule of Rose con un articolo che farà discutere.



In un triste Venerdì la rivista Panorama fece capolino in edicola con il titolo "Vince chi seppellisce viva la bambina". All'interno l'articolo bomba di Pietro Calabrese mette in allerta la nazione intera del pericolo imminente: un videogioco violento! Il giornalista spiega di cosa parla il videogioco e quali sono i suoi contenuti con l'esperienza di chi ad un videogioco non ci si è messo mai. Ci terrei a segnalare infatti che parti dell'articolo sono state riconosciute da appassionati videoludici, i quali si sono visti trafugare parti della loro recensione liberamente visitabile su internet.

Sul forum di GamesRadar gli autori della recensione da cui ha preso spunto il giornalista di Panorama denunciano l'accaduto portando all'attenzione del navigante alcune frasi chiaramente rielaborate. Solo per questo l'articolo di Panorama andrebbe del tutto ignorato ma visto che ha alzato un tale polverone da attirare l'attenzione della gente è bene parlarne. In questo articolo non viene solo criticato il gioco in questione Rule of Rose ma i videogiochi in generale, ai quali vengono spesso attribuiti facili colpe, tanto per coprire quelle che sono le vere cause. C'è da dire che in tutto questo discorso aleggia nell'aria un terribile perbenismo, poche sono le persone che sanno di cosa parlano. Si attacca i videogiochi senza nemmeno averne giocato uno e senza fare distinzioni tra generi. Poco importa a giornalisti come Pietro Calabrese se sulla confezione dei videogiochi in bella mostra c'è un bollino con su scritta l'età consigliata per tale gioco.

Per darvi un'idea delle parole del giornalista vi mandiamo al link della pagina internet del sito di Panorama che lo ospita, tanto per evitarvi la spesa dell'acquisto del giornale. Sì, perchè alla fine il discorso si riduce tutto lì: fare cassa. Giorni fa una emittente commerciale ha addirittura mandato in onda un servizio nel quale si allarmava i consumatori dell'uscita del videogioco Scarface : The World is Yours, pieno di parolacce, violenza e "donnine nude". Ovviamente il tutto senza nemmeno aver provato il gioco e infischiandosene se quest'ultimo è incentrato sul proseguimento della trama del famoso e indimenticabile film di Brian De Palma.

Sono in molti i personaggi a calcare questo argomento tanto per tirare su di sè i riflettori, sono state anche proposte vere e proprie censure per titoli del genere, screditando il lavoro di organi riconosciuti a livello europeo preposti a dare un'età minima ad un videogioco come il PEGI. Possibile che un paese debba gettarsi sulla censura per risolvere questioni di questo tipo? E' giusto imporre la censura limitando così la scelta del consumatore? Inoltre nessuno ha tirato in ballo i genitori irresponsabili che comprano videogiochi non adatti ai propri figli o i negozianti che vendono a chiunque, basta che paghi.

Si impone il concetto di "violenza" per partito preso, si tralascia tutto il materiale appetibile che certi giornalisti potrebbero trovare in altri campi come quello del cinema o della musica. Si predica di difendere i minori quando al tg5 di oggi (martedì 21 Novembre) si intervista una tredicenne come testimone oculare di un omicidio e la si fa parlare al microfono della giornalista, cercando di tirar fuori i particolari più cruenti da una bambina.

Poche menti eccelse si sono fermate a pensare che i videogiochi possono essere un ottimo tramite per parlare di tematiche importanti. Basti pensare che organizzazioni come ONU e UNICEF hanno usato i videogiochi per far conoscere il proprio programma alimentare per il terzo mondo (con il titolo Food Force) e illustrato l'importanza della prevenzione nella lotta all'AIDS (con il gioco Ungefanyaje?).

Per chiudere l'argomento vorrei citare un pezzo di un articolo scritto molto bene da Ivan Fulco ed apparso su "La Stampa Web":
"Per il resto, duole rimarcare che questo tipo di articoli non rappresentano nulla di nuovo. Il rapporto storico del giornalismo italiano nei confronti del videogioco è quello di chi non vuole, e in alcuni casi non è in grado di confrontarsi con un'altra realtà. È lo stesso giornalismo che, in tempi recenti, ha demolito Bully per sentito dire, mentre qualche centinaio di migliaia di giocatori (incluso il sottoscritto) scopriva joypad alla mano che sotto al "gioco dei bulli" c'era un tessuto ludico-narrativo di spessore, in grado di suggerire una visione negativa del bullismo stesso. Un giornalismo che, invece di tentare di capire e di spiegare, sceglie la più proficua strada dell'allarmismo".


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