
6 volte quanto fu chiesto a Microsoft: questa è l'entità della multa che la Commissione Europea potrebbe emettere nei confronti di Intel, uno dei più grandi produttori mondiali di microprocessori, con sede a Santa Clara (California).
Similiarmente alla multa a Microsoft di due anni fa, anche in questo caso l'accusa è abuso di posizione dominante. Ma le ragioni che hanno sortito la cifra di 3 miliardi di euro sono ben differenti e più numerosi: per la precisione sono tre.
Il primo capo d'imputazione vuole che Intel abbia praticato il dumping sulla vendita di microprocessori. Vale a dire, cioè, che ha effettuato la vendita dei suoi prodotti ad un prezzo inferiore a quello di vendita nel mercato d'origine o, addirittura, a quello di produzione. Questa aggressiva politica di prezzaggio è severamente vietata all'interno della Comunità Europea.
Il secondo capo vede Intel colpevole d'aver fornito a clienti strategici offerte di prodotti a prezzi notevolmente ribassati. Anche questa politica è considerata come concorrenza sleale.
Infine, la terza argomentazione fornita dalla Commissione Europea, e anche la più grave, vuole che Intel sia colpevole di aver elargito somme di denaro per indurre i compratori a "preferire" i prodotti Intel, e per annullare o rinviare il lancio di prodotti montanti chip concorrenti (AMD in primis). Si parlerebbe, in pratica, di vere e proprie bustarelle.
Se queste accuse si rivelassero fondate, senz'altro sarebbe proprio AMD ad aver pagato il prezzo più caro per queste mosse. Anche la Commissione ha individuato nel costruttore di Sunnyvale il principale danneggiato dalle politiche di Intel. Non per nulla, le indagini partirono proprio da una denuncia di AMD.
Secondo Neelie Kroes, Commissario UE per la Concorrenza, il comportamento scorretto di Intel perdura fin dal 2004 e le prove raccolte nei confronti dell'azienda californiana sarebbero schiaccianti e inconfutabili.
Reazioni contrastanti, ovviamente, dalle due aziende del settore: Intel comunica di aver sempre agito nel pieno rispetto delle norme comunitarie, e osserva che il mercato dei microprocessori è florido e concorrenziale. AMD, invece, per bocca di Giuliano Meroni, applaude alla decisione della Commissione e afferma che questo sarà il "momento della verità per l'intero settore IT".
L'importo della sanzione segnerebbe un nuovo record per la Commissione Europea ed è pari a circa il 10% del fatturato di Intel dell'esercizio 2006.