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Microsoft ammette: esiste un crack per Vista difficile da contrastare di Alberto Bruschi
12/4/2007 00:08


Microsoft ammette: esiste un crack per Vista difficile da contrastare
Microsoft deve ammettere che un crack per Windows Vista, efficace e difficilmente contrastabile, esiste. Sfatato il mito del sistema impossibile da "piratare"?



Sono passati meno di tre mesi dal lancio ufficiale di Microsoft Windows Vista sui mercati mondiali. Malgrado le ottime notizie sulle vendite, per Microsoft è giunta l'ora di fare i conti con uno dei problemi più gravi che affligge il mondo software: la pirateria.

Alex Kochis, senior licensing manager del team Windows Genuine Advantage, ovvero la squadra di Microsoft atta a combattere i "pirati", conferma che esiste una particolare procedura di modifica del BIOS grazie alla quale i computer non genuini possono spacciarsi per OEM.

Il fatto consiste che le grandi aziende (marchi come Asus, HP, Dell, Toshiba) che forniscono computers preassemblati ad utenti finali ed aziende con Windows preinstallato, per esigenze di continuità della produzione sono impossibilitati ad attivare i computer uno ad uno. A questo problema Microsoft ha risposto facendo inserire alle aziende stesse una speciale "firma" nei BIOS delle schede madri, che appunto indica a Windows che il computer è un preassemblato e quindi autorizzato a saltare ogni procedura di attivazione.

Questo stratagemma è utilizzato fin dai tempi di Windows XP, ma il vecchio sistema operativo era relativamente più facile da craccare e gli hackers preferirono altri metodi per eludere attivazioni e verifiche WGA. Con Vista la musica è cambiata: il sistema operativo "scade" se non attivato entro 30 giorni, passati i quali l'unica operazione permessa è la connessione al sito Microsoft per l'acquisto di una licenza, e l'attivazione è risultata essere ben più tosta. Ma non "incraccabile", come dichiarò Microsoft stessa ai tempi delle prime anteprime del nuovo Windows.

Kochis riconosce che esistono attualmente due metodi di cracking basati sullo sfruttamento di questa "falla" nel sistema antipirateria Microsoft. Il primo, consiste di scrivere manualmente nel BIOS della scheda madre le stesse firme che i costruttori di preassemblati scrivono nei loro BIOS. Questo metodo viene definito dallo stesso Kochis "davvero arduo da mettere in pratica e molto pericoloso in quanto può rendere una scheda madre del tutto inutilizzabile". E non si può che dargli ragione.

Il secondo, e questo è quello che verosimilmente preoccupa Microsoft, è di agire emulando un BIOS che contenga le suddette firme. E' sufficiente un piccolo software, da eseguire una volta, in cui basta premere un pulsante per scordarsi qualsiasi "noia". L'evidente vantaggio è che, con questo secondo metodo, non viene influenzato il BIOS della scheda madre. Viene solo effettuata una modifica software che spaccia il computer per un preassemblato Acer, Fujitsu-Siemens, Benq, Sony o una decina di altre marche, che appunto sarebbe autorizzato a non effettuare l'attivazione.

Kochis ammette che questi due metodi di cracking sono difficilmente individuabili, sottintendendo quindi che difficilmente ci potranno essere contromisure efficaci, almeno nel breve periodo.

Tuttavia, conclude Kochis, in Microsoft "ci concentriamo sui crack che costituiscono un pericolo per i nostri clienti, partner e prodotti. Diamo una priorità alle risposte da dare, perché non tutti i pericoli si meritano lo stesso livello di risposta. Il nostro obiettivo non è di fermare ogni "scienziato pazzo" che ha la missione di piratare Windows. Il nostro primo obiettivo è di andare contro il business dei contraffatori organizzati e di proteggere gli utenti dal diventare vittime inconsapevoli. Questo significa concentrarsi sulla risposta ai crack più flessibili e che possono essere più facilmente commercializzati, ingannando i nostri clienti che acquistano software in buona fede."


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