
Oggi a Torino verrà lanciato uno dei più interessanti prodotti che il mercato italiano abbia conosciuto negli ultimi anni, un vero trampolino di lancio per l'Italia e per il suo mercato, da sempre relegato ad un ruolo quasi marginale nel vecchio continente e nei mercati internazionali.
Questo prodotto, la "rinata" Fiat 500, non è solo una nuova sfida di casa Fiat, è una sfida per il mercato italiano, un'occazione per riacquistare competitività e far finalmente comprendere, anche all'estero, il valore del "made in Italy". La 500 sarà un successo, forse come l'iPhone, perchè non è stato venduta come "auto", è stata venduta come "modello", il marketing ha giocato il ruolo fondamentale, tutto il resto verrà da se; per questo quando oggi parlo con un'amica che deve comprare la nuova auto, mi parla subito della nuova 500, dei suoi allestimenti personalizzabili(uno di questi riguarda proprio il tricolore) e del suo design tutto italiano. Fiat ha venduto prima uno stile di vita, italiano, poi un'auto.
Perchè vi parlo di ciò? Perchè la nostra penisola è riuscita a cogliere, con il giusto piede, anche la sfida tecnologica lanciata dalla rete e da Internet, se è vero che attualmente l'italiano è la quarta lingua nel mondo usata sulle pagine web, e siamo sempre quarti nell'ideazione di progetti opensource, è anche vero che siamo i più lenti nel concretizzare professionalmente il nostro approccio alla rete e il nostro interesse per il web 2.0.
Il mercato italiano legato alle nuove tecnologie, in particolare ad Internet, ha buone potenzialità, ma manca di capacità e mezzi per sfruttarle, il che si traduce nella creazione di un mercato di nicchia, che produce per se stesso e non trova orizzonti in cui espandersi che non sia quelli della penisola. Il Censis porta testimonianza di questa situazione nell'ultima ricerca, a cura di Gianni Dominici, dal titolo "Il controllo delle reti telematiche", dove si sottolineano i problemi sopra citati, e si apportano come cause la lenta burocrazia che ci caratterizza, ma anche la mancanza di investimenti e il ruolo, assente, dello stato nel settore.
In sostanza, le idee ci sono, mancano i fondi e gli investimenti per realizzarle, e anche se le ricerche mostrano che gli italiani adorano i gadget tecnologici dell'ultimo momento, sarà difficile vedere uno di questi marchiato "made in Italy"; il mercato italiano è un mercato di consumatori, gli investimenti vengono fatti solamente in "acque sicure" e a nessuno interessa investire su piccole realtà, come avviene invece nel resto del mondo.