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Motori di ricerca: la privacy prima di tutto di Stefano Bellasio
23/7/2007 09:13


Motori di ricerca: la privacy prima di tutto
Una vera e propria gara a chi gestirą meglio la privacy dei propri utenti. Microsoft e Yahoo da ora sono impegnate in prima linea, Google osserva e, in silenzio, sembra aver gią scelto la propria strategia.



Non è più questione di privacy, ora si tratta di marketing. Bisogna proprio giustificare così la corsa dei principali motori di ricerca per l'aggiornemento delle proprie policies relative al trattamento e al mantenimento dei dati raccolti, nel tentativo di contenere le preoccupazioni degli utenti che si sentono sempre più minacciati.

Microsoft e Yahoo sono le due ultime compagnie a essersi interessate dell'argomento; Microsoft e Ask.com addirittura vorrebbero proporre la creazione di uno standard per la protezione della privacy degli utenti negli annunci online personalizzati, una mossa atta anche a contrastare il nemico comune Google, che si prepara a divenire leader nel settore pubblicitario.

Il gruppo di Redmond ha annunciato lo studio di un nuovo piano che prevede il cancellamento dei dati dopo soli 18 mesi e la suddivisione delle informazioni raccolte, in modo che i termini di ricerca usati risultino separati dalle informazioni sugli utenti contenute negli account, escludendo quindi la possibilità di identificare, a partire da un servizio, i dati specifici dell'utente.

Yahoo riduce la durata a 13 mesi, accettando di trattenere i dati per un tempo maggiore solamente su esplicito consenso dell'utente; i rischi per la privacy sono concreti, l'errore di AOL che lo scorso anno pubblicò per sbaglio le ricerche di 650.000 utenti, hanno fatto capire quanto sia facile risalire agli utenti tramite di esse, una mossa provata e confermata anche dall'autorevole New York Times.

Nel frattempo fa discutere anche la decisione di Ask.com che ha annunciato la disponibilità a breve di un servizio di ricerca anonimo, che non immagazzina dati dell'utente nè i termini di ricerca utilizzati; l'utente potrà nel caso eliminare i dati raccolti attraverso un software denominato AskEraser tool, mentre qualora non lo faccia, questi saranno conservati per 18 mesi e poi cancellati, escludendo anche l'associazione dei termini cercati all'ip dell'utente.

Google? Sembra essere lui il nemico principale della privacy e l'acquisizione di DoubleClick getta nuovi sospetti, tuttavia dai vertici dell'azienda si ribadisce il proprio impegno per una policy completa di gestione della privacy.