

Un testo peso e complicato quello di 20 pagine e 35 articoli che il 12 Ottobre il governo ha mandato al Parlamento. Questo disegno di legge nasce per la "tutela e la promozione del principio del pluralismo"; "mira all'arrichimento della produzione e della circolazione dei prodotti editoriali". Per altri invece è un modo come un'altro per confondere e rendere le cose sempre più complicate e lente di come non siano già.
Il disegno di legge prevede l'obbligo di registrarsi presso il ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione, all'interno di uno speciale registro detenuto dall'Autorità per le Comunicazioni) per coloro che eserciteranno "attività editoriale". Attenzione però, questo vuol dire che chiunque "formi" o "intrattenga" il destinatario con un "prodotto editoriale" anche senza scopo di lucro dovrà armarsi di pazienza e di marche da bollo. Il concetto è più che generico, chi informa o anche chi più semplicemente possiede un blog dove postare i propri pensieri, potrebbe ritrovarsi tra quelli che devono obbligatoriamente iscriversi al ROC.
La legge inoltre cambierebbe il concetto della diffamazione via internet aggravandolo e portandolo alla stregua di quella su carta stampata. Quindi il cittadino, una volta iscritto il proprio sito al ROC, dovrebbe andare a riguardarsi le norme che regolamentano il mondo della carta stampata? Altro particolare che lascia basiti è che a questo punto ogni sito e blog dovrebbe munirsi di società editrice e di direttore responsabile che farebbero da responsabili in caso di "reato di omesso controllo su contenuti diffamatori". Chi ha un semplice sito o blog sarebbe di fatto tagliato fuori.
Il testo integrale del disegno di legge è disponibile a questo indirizzo.
Le reazioni non hanno tardato e il sottosegretario Levi ha precisato che "lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile". Quando gli viene chiesto precisazioni sul famoso e scomodo blog di Beppe Grillo e di cosa ne sarà dopo l'eventuale attuamento della legge risponde "Sarà l'Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere".
A questo punto lo sconforto prende piede. Questo senso di burocrazia profonda che punta in direzioni sbagliate. Chi aveva bisogno di questa legge? Il Paese chiede soluzioni su campi ben più noti ed importanti. Inoltre si torna sulla vicenda di voler mettere le redini alla rete. Voler mettere delle barriere ad una creatura ormai simbolo di libertà e democrazia, quella vera.
Perciò se un giorno questa legge prenderà vita, se un giorno questo "mostro" entrerà in vigore, dovremo ricordarci di modificare o eliminare questa news per scongiurare il rischio di diffamare qualcuno.
Povera Italia.