

Il mese scorso successe che un computer e una stampante sparirono dal Dipartimento delle Entrate dello Stato del Missouri. Ma non si trattava di una stampante normale: essa veniva usata per stampare patenti, e il computer aveva installato il programma per adempiere questa funzione. La questione suscitò non poche preoccupazioni oltreoceano: c'era il rischio concreto, per non dire la certezza, che l'apparato avrebbe potuto essere usato per fabbricare documenti falsi.
Ebbene, la questione si è risolta da sola. Complice lo stesso ladro, Timothy Scott Short, che pochi giorni il furto si è accorto che il computer era protetto da un robusto sistema di protezione, che lo rendeva di fatto inusabile. Ecco che Timothy, senza programmi né driver per installare la stampante sul proprio portatile, non ha avuto miglior idea che chiamare Digimarc, produttrice della stampante, per acquistare nuovo software per il suo nuovo gioiello.
Autore della chiamata, infatti, era un certo "Scott" che chiedeva programmi proprio per il modello di stampante rubato dagli uffici statali del Missouri. La chiamata è stata registrata e inoltrata al servizio di sicurezza, che ha identificato Timothy grazie ai dati di un'indagine precedente.
Poco dopo sono arrivati gli agenti a casa di Timothy che lo hanno arrestato e hanno ripreso il maltolto. Il ladro non era riuscito a stampare un solo documento, né ad accedere ai dati memorizzati sul computer (che includevano i dati personali di più di 500 residenti del Missouri).
Timothy, indagato per "possesso illegale di apparati di stampa di documenti", adesso rischia 10 anni di carcere e 250mila dollari di multa. In America succede anche questo.