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DRM: Apple fa arrabbiare le major di Francesco Gabrielli
8/2/2007 16:37


DRM:  Apple fa arrabbiare le major
Ai discografici non va giù la posizione di Jobs contro il DRM che, dicono, è strumentale.



Le case discografiche hanno il dente avvelenato: le dichiarazioni di Steve Jobs, CEO di Apple, circa il DRM, tecnologia che permette di rendere protetti, identificabili e tracciabili tutti gli usi in rete di materiali adeguatamente “marchiati”, non sono tollerabili.

Come si apprende in alcune note i rappresentanti delle major sostengono che nessuno ha imposto alla casa di Cupertino un modello di distribuzione che consenta agli utenti di Apple iTunes di riprodurre i brani che acquistano solo su iPod.

Questo dibattito sta creando grandi discussioni in rete, dove si riflette sul fatto che le case discografiche non contestino le protezioni anticopia, ma rifiutano che la mancanza di interoperabilità proposta dal modello Apple sia dovuta ad una loro scelta, come sostenuto dal numero uno di Apple.

A criticare Jobs nelle scorse ore si è aggiunto anche il Consumer Council norvegese, tirato in ballo dalla lettera aperta di Jobs: "La nostra preoccupazione - dicono i norvegesi - è che siano Apple e iTunes che debbano affrontare se lo ritengono il problema del DRM e delle industrie discografiche: come abbiamo già detto, è iTunes Music Store che sta fornendo un servizio ai consumatori e dunque ha la responsabilità di offrire un prodotto consumer-friendly".

A queste dichiarazioni si debbono sommare quelle della IFPI, la federazione internazionale dei fonografici, ieri in una nota ha discusso le posizioni di Jobs: "Abbiamo sempre rispettato il modus operandi di Apple sul piano commerciale - ha dichiarato il CEO IFPI John Kennedy - Siamo felici che ora Jobs voglia affrontare il problema dell'interoperabilità, ma sembra affermare che l'interoperabilità ha effetti secondari devastanti. Noi non pensiamo che sia così".

Questo sicuramente rappresenta una grana per Apple che sembra essersi inimicata dei clienti scomodi come le major, a fronte dei recenti dibattiti che si sono tenuti sulla possibilità di avere una maggiore tutela dei contenuti protetti, senza ledere la privacy dei cittadini, cosa che diventa sempre più difficile dato le difficoltà di trovare sistemi di protezione efficaci e discreti.