
Postumi di un passato ancora non dimenticato, o sintomi di un pericoloso ritorno a ciò che forse non è mai finito, la Bielorussia continua a far parlare di sé per le limitazioni al pensiero e alla libertà personale imposte dal governo di Aleksandr Lukašenko.
Già inserita nell'elenco di Reporters Sans Frontiers dei "Nemici di Internet", l'ex provincia sovietica non demorde nel controllo dell'attività Internet dei propri cittadini.
Il Parlamento di Minsk ha infatti approvato una legge secondo la quale i gestori degli Internet Café sono obbligati a spiare i propri clienti, e ad avvisare prontamente la polizia in caso di attività sovversive o comunque non gradite al governo filo-russo.
Gli stessi gestori sono inoltre costretti a conservare i log della navigazione per 12 mesi e di consegnarli alle autorità competenti in caso di richiesta.
La libertà degli utenti bielorussi si limita sempre più: in Bielorussia esiste un solo provider Internet, che ha reso inaccessibili i siti porno, i siti anti-governativi (si ricordino gli oscuramenti e i sabotaggi dei siti dell'opposizione durante le ultime elezioni politiche) e addirittura i siti di incontri on-line.
E' curioso come realtà analoghe a quelle della Cina o di Cuba, che ci sembrano così lontane nella loro assurdità, si trovino in realtà anche ad un passo dall'Unione Europea.